DOPO L’ IPERATTIVITA’ COSA SUCCEDE?

bimbo in crisi a scuolaDopo l’iperattività cosa succede ?

Ci si chiede sempre cosa sta dietro all’iperattività….ricerche, studi scientifici, pareri medici, diverse generalizzazioni…

Il calderone dell’iperattività ormai serve per indicare vari e sempre più numerosi aspetti che caratterizzano tanti bambini di oggi in età evolutiva: difficoltà nel controllare il comportamento, difficoltà nella gestione delle emozioni, difficoltà nel mantenere l’attenzione, difficoltà nell’organizzare e pianificare le attività.

Questi aspetti sono davvero comuni, e spesso si riscontrano soprattutto a scuola o nei gruppi.

L’iperattività è classificata come patologia. Per essere diagnosticata il bambino deve presentare determinati aspetti tutti insieme. E’ ufficiale che è in atto un dibattito sul conflitto tra chi considera l’insieme di determinati sintomi una patologia (ADHD per l’appunto) e chi distingue l’insieme di aspetti che si intersecano facendo emergere un disagio del bambino.

“Oggi per fortuna sono tante le evidenze che la maggior parte di bambini classificati con deficit dell’attenzione e disturbo di iperattività in realtà non hanno nessun problema mentale o fisico. Se un problema c’è, spesso è transitorio e dovuto a fattori esterni molto facilmente individuabili e governabili.
Real Way of Life, istituto internazionale di ricerca, formazione e divulgazione, ha appena pubblicato uno studio condotto nell’arco di due anni che ha coinvolto 720 bambini tra i 5 e 16 anni (www.realwayoflife.com/bambini). È stato messo sotto la lente d’ingrandimento il fenomeno dell’ADHD (deficit dell’attenzione e iperattività), ma anche alcune altre diagnosi oggi molto diffuse e con caratteristiche affini:disturbi dell’apprendimento come dislessia, disgrafia, ma anche solo difficoltà con materie specifiche; difficoltà emotive e relazionali come, elevata ansietà, paura, timidezza, chiusura relazionale. Inoltre è stata prestata attenzione alla condizione di salute generale dei bambini, osservando la forza o debolezza del sistema immunitario (che si manifesta attraverso allergie, intolleranze, facilità ad ammalarsi)” – Fabio Sinibaldi in  ‘Neuroscienze e cervello’

Detto tutto questo, l’interrogativo più importante è per questi bambini che evidentemente stanno male, cosa possiamo fare?

Cosa succederà loro se non si interviene in modo mirato e in tempi adeguati?

Non c’è bisogno di essere un Pedagogista per sapere che gli aspetti più importanti nella personalità di un individuo si definiscono entro i primi 7 anni di età…c’è bisogno invece di uno Specialista che si prenda la responsabilità di dire, in base alle competenze e alle esperienze nel settore, quali conseguenze ci possono essere per i bambini ‘iperattivi’ ( che non stanno attenti, che non gestiscono comportamento e stato d’animo, che non gestiscono le proprie risorse ecc.) se non vengono adeguatamente compresi, guidati e ‘riabilitati’.

I bambini di cui parliamo vivono solitamente queste  conseguenze:

  • sono solitamente intelligenti e dotati seppur incapaci di mantenere i tempi di attenzione richiesti: pertanto a scuola spesso vengono etichettati come “svogliati”, come “bambini che non si vogliono impegnare”, come bambini “dispettosi” e come tali quindi fanno scattare sentimenti contrastanti negli insegnanti che – prendendo sul personale i loro atteggiamenti- non si adoperano in modo obiettivo e mirato a capirli, sostenerli e guidarli.
  • sono solitamente bambini che -non sapendo gestire il comportamento- in classe o nei gruppi “danno fastidio” attirando le antipatie di compagni e adulti e (spesso) il ruolo di ‘capro espiatorio’
  • sono bambini che non sanno riconoscere e gestire le loro emozioni, gli stati d’animo, pertanto spesso sono soggetti a reazioni e comportamenti dove manifestano solo la parte peggiore di sé, non riuscendo ad emergere e a farsi apprezzare per i talenti (che spesso non sanno riconoscere, non sanno di avere)
  • sono bambini con insicurezze e autostima bassa e tendono a cercare spasmodicamente l’attenzione ottenendola in modi non adeguati e non funzionali.

Allora, senza un’adeguata sensibilizzazione e senza adeguati interventi in collaborazione con famiglia ed insegnanti,  il rischio è che questi bambini vengano progressivamente etichettati per quello che in realtà non sono, svalutati, abbandonati ed emarginati.

Ditemi, un bambino, anche il più antipatico che conoscete…può meritare tutto questo?

Credete che stia esagerando?

Bene vi dico una cosa: io insegno da vent’anni nella scuola primaria, ho lavorato con bambini con diverse difficoltà e patologie, da bambini affetti da psicosi ad altri affetti da autismo ad altri ancora iperattivi. Il motivo per cui mi sono specializzata sempre più negli ultimi anni con Master e Formazioni specialistiche ad alto livello è  perchè io ogni giorno, anche 7 ore al giorno (ho lavorato tanti anni in un tempo pieno) ero e sono  in classe con questi bambini e vedo tutte, dico tutte, le dinamiche intorno a loro, quelle dei compagni, degli insegnanti e delle famiglie.

Di fronte alla difficoltà che ti causa un bambino che davvero ha un disturbo, se non hai strumenti e consapevolezza adeguati non puoi agire al meglio!

Quello che ad un certo punto si fa con più facilità è

  • giudicare
  • delegare
  • evitare

Ora queste scelte non hanno mai aiutato nessuno.

Un bambino che io ed una mia cara collega avevamo osservato con diverse difficoltà tra quelle suddette aveva bisogno di aiuto e di un aiuto vero, mirato competente e specialistico. Fin dalla prima elementare l’abbiamo consigliato alla famiglia che ha sorriso spesso ed evitato accuratamente ogni indicazione consigliata. Il bambino, intelligentissimo, era arrivato in quinta a piangere di fronte alle consegne poichè non sapeva stare fermo e non era in grado quindi  di comprendere la consegna e portare a termine un lavoro che era assolutamente alla sua portata. I bambini non lo tolleravano più  e hanno cominciato a non invitarlo alle feste e ai compleanni, complici le famiglie certo! Nonostante i colloqui con i genitori anche in presenza della Preside che caldeggiava un’osservazione specialistica per aiutarlo anche in nome dell’alleanza educativa Scuola- famiglia, i suddetti genitori non hanno ritenuto che loro figlio avesse bisogno di niente perchè -dicevano- “è così, era così anche il papà, che ci volete fare”

In prima media, dopo due mesi è stato sospeso, poi è stato bocciato. La famiglia lo ha spostato in un’altra Scuola.

Un problema non si sposta. ci accompagna ovunque.

Ditemi, come credete che STIA quel bambino?

Che opportunità gli sono state date di esprimere il proprio dolore, superarlo e tirare fuori il meglio di sè?

La Società non aiuta i bambini. Nella Società il Male comunica meglio.

Allora vogliamo che un bambino abbia strumenti o sia una vittima a prescindere?

Tornando ai punti che ho toccato sopra ricordate che:

  • Un bambino se è ‘svogliato’ non lo fa per farci dispetto ma significa che non sta bene: se sta bene ha voglia di fare e di imparare!
  • Anche un bambino molto dotato e intelligente non può apprendere se non è capace di stare fermo e attento! Spesso un bambino non sa stare attento perchè pensa in automatico a qualcos’altro poichè inconsciamente qualcosa lo ‘turba’: la Psicoterapeuta Elena Simonetta ha scritto un libro su questo  “Io non imparo perchè sto male” Ed Carlo Amore
  • E’ vero un bambino che mette in atto comportamenti problema genera fastidio, è difficile da tollerare e da gestire soprattutto in classe dove  bisogna seguire anche altri bambini a livello educativo e didattico, però non c’è nessuna Teoria Pedagogica nella storia che dichiara che ‘giudicare’ un bambino lo aiuta a crescere o a fare meglio! Se l’insegnante non sa come aiutarlo nè gestirlo e non sa creare almeno un ponte di fiducia e complicità con lui, se nemmeno gli amici lo sopportano e nemmeno i genitori lo accettano…lui lo SENTE  e che impatto credete che abbia su di lui tutto questo? Crediamo davvero che con le minacce il problema sparirà? NO, perchè il problema è un groviglio inconscio che richiede un aiuto competente e specialistico e lasciare al caso tutto questo farà sentire il bambino sempre più solo e inadeguato. Chiedetevi allora come sarà questo bambino crescendo….

Se foste Voi quel bambino che sentimenti nutrireste verso voi stessi, verso gli altri, verso il Sistema?

Quale sarebbe il sentimento dominante la fiducia o la Rabbia..l’odio, la frustrazione?….

Chi vede queste difficoltà nei bambini ha il diritto dovere di riconoscerle non GIUDICARLE

Chi riconosce queste difficoltà in un bambino ha il diritto dovere di chiedere un aiuto serio e specialistico non un intervento qualsiasi, poichè non ci si improvvisa specialisti e i bambini sono esseri umani non oggetti, tutto quello che vivono ha un impatto sulla loro vita presente e futura e su quella della famiglia che sarà la sua famiglia per sempre!!!

Chi chiede aiuto ha il diritto dovere di prendersi un impegno con se stesso e con il proprio figlio perché il benessere del bambino deve essere la priorità per un genitore che ama il proprio figlio e questa priorità merita tutta l’energia possibile, senza riserve!

Chi sceglie DAVVERO di investire per il benessere autentico del proprio bambino permette al proprio bambino di maturare una propria identità e non un Falso Sè! Questo gli darà gli strumenti per superare le difficoltà e coltivare un canale autentico con sè, con la famiglia e con gli altri generando relazioni ed esperienze sane!

Se vedi queste difficoltà nel tuo bambino hai il diritto dovere di aiutarlo in modo mirato attraverso un aiuto specialistico strutturato: facendo la differenza nella sua vita la farai anche nella tua!

 

 

 

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