IPERATTIVITA’, DEFICIT DI ATTENZIONE, deficit di dopamina…ecco perchè dico NO ai farmaci

bimbi attivi

 

Iperattività, deficit di attenzione, deficit di dopamina ADHD …
Oggi mi va di ricapitolare toccando anche un argomento delicato che rimane sempre in una zona poco chiara del detto e non detto: parlare anche dell’aspetto che prevede o prospetta possibile il trattamento farmacologico.
Mi va di condividere dei dati oggettivi e anche di esprimere la mia opinione in base alle mia articolata esperienza sapendo che veicolare informazioni è fondamentale per promuovere scelte libere basate sulla consapevolezza.
L’iperattività o disturbo da deficit di attenzione
– riguarda oggi più del 3% dei bambini in età scolare e pre-scolare
– è difficile diagnosticarlo e accorgersene in tempo
– può portare (se non trattato) a conseguenze piuttosto serie nel futuro prossimo e lontano del bambino
– solitamente i segnali sono che il bambino si muove in continuazione, fatica a mantenere la concentrazione su ciò che sta facendo, fatica a rispettare i tempi in qualsiasi attività, vuole tutto subito, si oppone e ha spesso un atteggiamento di ostilità e di contrasto nei confronti dell’autorità, vuole cambiare spesso attività, non si accontenta di ciò che sta facendo, cerca sempre nuovi stimoli, nelle bambine il sintomo più peculiare è la fatica a mantenere l’attenzione, mentre nei bambini è più comune l’ipermotricità..
– in conseguenza a tali aspetti il bambino potrebbe diventare chiuso e maturare difficoltà nelle relazioni, oppure un bullo e i compagni tenderanno ad escluderlo a causa dei suoi comportamenti non adatti al contesto, potrebbe andare contro agli insegnanti e dimenticare materiale e di fare compiti e terminare le consegne, tali comportamenti lo possono portare ad avere un rendimento scarso (anche per opposizione) e questo può seriamente pregiudicare la sua riuscita scolastica rischiando la bocciatura…..
Quando il bambino presenta tutti questi aspetti, o molti di essi in più campi della sua vita quotidiana è necessario intervenire per aiutarlo e sostenerlo.
Questo aiuto è necessario al bambino ma anche alla famiglia e al contesto scolastico in cui vive poichè i comportamenti sopra descritti possono davvero condizionare la qualità della vita del sistema in cui vive, con conseguenze di ritorno nocive per il bambino stesso.
Solitamente quello che si propone è il Parent Training: ossia un percorso di aiuto che prevede una collaborazione tra famiglia e figure della rete educativa (specialisti, insegnanti ecc.) per condividere ed applicare in coerenza strategie educative per riequilibrare i comportamenti del bambino nei vari contesti.
Questo perchè le cause riconosciute sono sia di natura neurobiologica che di tipo ambientale.
Per ogni bambino i tempi di risposta sono differenti poichè ogni bambino ha le proprie peculiarità, la propria storia ed è portatore di dinamiche che gli arrivano da un sistema ben preciso.
Può succedere che se dopo un periodo di incontri dove sono state sperimentate modalità di intervento psicoeducative e di terapia comportamentale i risultati non sono sufficientemente positivi si può ritenere necessario intervenire con i farmaci.
Sono farmaci che agiscono sulla Dopamina regolarizzandola poichè solitamente tra i soggetti con diagnosi ADHD si riscontra un deficit di dopamina che si cerca così di regolarizzare chimicamente soprattutto per migliorare le performances scolastiche ed evitare così un insuccesso scolastico che potrebbe minare l’autostima.
Solitamente poi questi farmaci vengono sospesi nelle pause scolastiche sperando di poterli sospendere definitivamente con la crescita del ragazzo.
Sono farmaci stimolanti che vanno ad incrementare la produzione di dopamina intraneuronale.
Per verificare se il farmaco ha successo il bambino viene sottoposto a dei test dopo alcune ore dalla somministrazione del farmaco quando questo è entrato in circolo per vedere se c’è un aumento delle prestazioni.
E’ sicuramente importante riconoscere che gli atteggiamenti del bambino non sono derivanti da una sua colpa bensì da una differente architettura e un più lento sviluppo dei lobi frontali, oltre ad un deficit di particolari sostanze che sono fisiologiche nell’organismo e se mancanti possono provocare scompensi.
E’ importante allora innanzitutto coinvolgere i genitori, gli insegnanti e le persone che collaborano attivamente e spesso col bambino per fare indagini mirate e approfondite su quelle che possono essere le reali cause del suo modo di agire.
Anche se a volte la collaborazione e il dialogo tra famiglia bambino, famiglia e scuola, famiglia e rete educativa non è semplice ed è da ricostruire in varie tappe richiedendo tempi e sforzi spesso prolungati è bene ricordare che tutto questo tempo ed energia sono spesi per una conoscenza sempre più approfondita del bambino e quelle che sembrano piccole sconfitte sono solo tappe che portano nuove consapevolezze sui reali bisogni del bambino.
Dalla mia esperienza ciò che- anche nei casi più difficili, dove l’iperattività presenta anche aspetti legati al disturbo oppositivo provocatorio- fornisce la chiave di successo è stato partire dal SENTIRE del bambino e dall’aiuto dato ai genitori per connettersi al sentire del loro bambino.
Questa connessione che spesso ha richiesto una maggiore attenzione e cura dei propri bisogni come adulti ha fatto da regolatore per comprendere giorno dopo giorno come riconoscere le cadute del bambino e aiutarlo e sostenerlo a costruire con lui quegli aggiustamenti funzionali per autoregolarsi fino ad ottenere successi progressivi ed insperati in tutti i campi del vissuto quotidiano.
Molte cause alla base dell’iperattività non sono di natura neurobiologica e genetica ma anche in questi casi oggi la scienza conferma ampiamente che
” Il DNA con cui siamo nati non è l’unico fattore determinante per la nostra salute e il nostro benessere. Il Dott. Bruce Lipton, biologo e studioso delle cellule staminali, descrive la differenza tra il determinismo genetico e l’epigenetica in un’intervista pubblicata sulla rivista Super Consciousness: La teoria di Lipton è confermata dal Dott. Carlo Ventura, professore e ricercatore presso l’Università di Bologna. Ventura ha dimostrato attraverso test di laboratorio che il DNA delle cellule staminali può essere modificato utilizzando particolari frequenze del campo magnetico. Secondo l’”Institute of HeartMath” in Boulder Creek, California, l’epigenetica comprende molto più del DNA, del nostro ambiente e dell’esperienza di vita. Dopo due decenni di studi, i ricercatori hanno scoperto che anche fattori come l’amore e l’apprezzamento o l’ansia e la rabbia influenzano le caratteristiche di una persona. In un esperimento, alcuni partecipanti selezionati sono stati in grado di modificare il DNA con un atteggiamento mentale positivo.”
Questa consapevolezza ha portato oggi la moderna pedagogia e psicologia ad utilizzare modalità  e metodi all’avanguardia che vanno ad agire proprio in questo senso facendo leva su risorse che tutti noi abbiamo escludendo quindi la chimica e le conseguenze incontrollate che essa può avere sull’organismo dei bambini.
Per questo lavoro tanto sulla accoglienza e gestione delle emozioni e su un riequilibrio globale di tutte le risorse del bambino accompagnando i genitori a recuperare una nuova consapevolezza e sicurezza nel sostenere il proprio bambino e aiutarlo a trovare quelle modalità di autoaggiustamento che gli permettano di riportare fuori il meglio di sè e recuperare autostima e soddisfazione in ciò che fa.
Ogni genitore fa le proprie scelte in base a ciò che sente giusto.
Io come professionista sento solo di poter portare la mia esperienza e condividere informazioni che non sempre sono così fruibili e che credo siano da considerare per una scelta ponderata e consapevole.
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