COMUNICAZIONE SCUOLA FAMIGLIA: priorità, ruoli e obiettivi

Nelle comunicazioni scuola – famiglia sai stabilire le priorità?

Intendo come accogli le informazioni che ti arrivano secondo le modalità dell’insegnante, come reagisci, come filtri, come metti sulla bilancia ciò che ti viene detto per capire che feedback dare poi a tuo figlio?

Questo è periodo di pagelle….Il momento della consegna del documento di valutazione è arrivato ed è tempo di bilanci.

Non sempre la proiezione che arriva da scuola combacia con quella che si ha da casa…vero?

Capita che, nonostante i colloqui di medio periodo, le comunicazioni tramite il diario, i quaderni che ogni giorno passano per casa….quando si va a scuola a parlare con l’insegnate saltano fuori, misteriosamente, situazioni, problemi, particolari che fino a quel momento non si sospettavano o non si vedevano allo stesso modo.

La cosa più difficile spesso è il carico emotivo con cui viene passata un’informazione, il carico del vissuto personale di chi trasmette l’informazione.

E’ difficile perchè rischia di mettere in dubbio- difronte all’interlocutore- l’oggettività dell’informazione e si apre un varco di dubbi che generano ansie e campi dove imperversano l’agitazione e l’ansia e latitano le indicazioni concrete che possono ridimensionare il tutto.

Ovviamente tutto questo capita quando le informazioni che arrivano da scuola sono relative a difficoltà da gestire  e da superare o quando non viene riconosciuto un merito o un talento del bambino.

Nel momento in cui l’insegnante deve comunicare una persistente difficoltà del bambino nell’apprendimento, nel mantenere l’attenzione, nel gestire gli stati d’animo e il comportamento, nel rispetto delle regole…L’insegnante arriva al momento del colloquio carico di vissuti dove si è trovato solo in classe con numerosi bambini con differenti abilità e bisogni e con la responsabilità di dover ricoprire un ruolo indefinito tra l’educatore, l’insegnante, lo psicologo, l’assistente sociale, la mamma, il papà , il compagno e il coach…

Insomma non esagero, in  quanto io lavoro ancora nella Scuola e la Società complessa -issima di oggi fa in modo che il bambino debba essere compreso, motivato, sostenuto nella sua complessità prima di poterlo davvero avviare ad un reale apprendimento fatto anche di didattica, pratica ed esercitazione costante.

In tutto questo le situazioni difficili sono tante perchè ogni bambino ha bisogni propri e profondi e spesso ci sono bambini che mettono in atto comportamenti problema molto forti come ‘difesa’ perchè in seguito a vissuti non risolti si ‘corazzano’ e nel gruppo di pari e con gli insegnanti mettono in atto comportamenti di sfida continui e massacranti.

Questo non è un giudizio, è la realtà: bambini che soffrono mettono in atto comportamenti veramente difficili e spesso insostenibili nel gruppo, eppure si deve lavorare in gruppo e l’insegnante è solo.

In tutto questo l’insegnante si deve porre degli obiettivi che non coincidono solo con  il benessere del bambino ma con il mandato che è chiamato a portare a termine da contratto: ci sono dei programmi, delle prassi, dei tempi che l’insegnante deve rispettare a causa di pressioni dal Sistema Scuola.

Ad ognuno lascio la libertà di riflettere sulla qualità e la compatibilità tra l’attuale sistema scolastico ed i reali bisogni dei bambini e famiglie.

Ho fatto questa lunga premessa per dire che quando un insegnante arriva a comunicare una difficoltà al genitore dovrebbe farlo

  • chiarendo qual è il problema
  • definendo come viene gestito in classe
  • dando indicazioni  concrete alla famiglia nell’ottica dell’alleanza educativa e – nel caso- dare indicazioni precise per osservazioni  o aiuti specialistici

Nel fare tutto questo l’insegnante dovrebbe essere un oggettivo mediatore tra la realtà scuola e la famiglia.

Spesso accade che l’insegnante – molto coinvolto per tutta l’energia che investe a gestire la realtà della classe- arriva a dare le informazioni con un carico emotivo che risente della fatica vissuta non solo relativa a quel determinato bambino ma a quella vissuta nel sistema in cui anche quel bambino agisce e porta la sua influenza.

Pertanto la difficoltà viene vissuta in modo più forte e c’è l’esigenza di ‘demandare’ alla famiglia la responsabilità di circoscrivere, gestire e risolvere  il problema che causa nel bambino le difficoltà segnalate.

Questo viene vissuto dal genitore, spesso come un ‘attacco’.

Il genitore a quel punto si chiede rispetto all’insegnante :

  • mi sta aiutando o mi sta giudicando?
  • mi sta dicendo che non  faccio abbastanza?
  • Sta cercando di capire mio figlio e la sua situazione?
  • Sta facendo il possibile?
  • Sta agendo per il bene del mio bambino?

In tutto questo l’ottica del genitore è individuale: rivolta al proprio bambino, l’ottica dell’insegnante è globale rivolta ai bisogni di tutti e al tentativo di rispondere ai bisogni di tutti.

Credo che la comprensione reciproca stia alla base di un dialogo autentico e mirato ad un esito funzionale al benessere del bambino.

Prima ancora di questo credo sia necessario che ognuna delle due parti, insegnante e genitore, al momento del colloquio sia ‘centrato’ e in asse con se stesso, lucido in modo da avere una conversazione pacata ed oggettiva.

Qui mi rivolgo a te genitore, e mi ricollego al titolo, quando vai al colloquio con l’insegnante sai stabilire le priorità?

Cerchi di andare al colloquio privo di pregiudizi sull’insegnante che -inevitabilmente- condizionano tutto ciò che sentirai da lui?

Cerchi di non farti condizionare da ciò che ti hanno detto le mamme su whattsapp?

Cerchi di metterti nei panni dell’insegnante per comprendere chi lavora tutti i giorni con tuo figlio e capire i punti di forza e quelli di fragilità nel suo modo di lavorare?

Solo se sei forte di questa centratura potrai chiedere ciò che è in tuo diritto, di avere indicazioni strutturate e funzionali per il tuo bambino, in modo rispettoso e chiaro.

L’insegnante può darti indicazioni su

  • come lo vede a scuola
  • come operare a livello didattico
  • come motivare il bambino nel fare i compiti
  • come gestire i tempi nel fare i compiti o nello studio
  • come semplificare i compiti o lo studio (mappe, regole, ecc.)
  • come parlare col tuo bambino delle regole
  • come parlare col tuo bambino di ciò che sente a scuola e a casa

Ecco su questi temi vi potete confrontare ed è giusto e lecito chiedere e avere risposte dall’insegnante in modo da allineare il vostro lavoro scuola-casa.

Se le difficoltà vanno oltre, sono persistenti e riguardano aree più specifiche dell’attenzione, del comportamento o dell’apprendimento l’insegnante è tenuta ad invitare la famiglia ad un’osservazione più approfondita e specialistica per avere un supporto esterno in quanto è assolutamente necessario, in quei casi, dare un aiuto al bambino di tipo individualizzato o a piccolo gruppo affinchè abbia l’opportunità di capire come modificare e superare certe dinamiche.

L’insegnante in classe non può fornire questo servizio:

  • perchè è da solo col grande gruppo
  • perchè è un insegnante e non un pedagogista o psicologo o psicomotricista o altro…anche se lo fosse è in classe nel ruolo di insegnante e non ha gli spazi, i tempi, i modi idonei per fare un altro tipo di lavoro col bambino.
    • Non è colpa dell’insegnante: è la scuola che è strutturata così

Allora davvero, tieni conto del ruolo dell’insegnate, degli obiettivi che vi ponete o volete porvi rispetto alla situazione di tuo figlio e stabilisci delle priorità.

Fallo tu!

Se non condividi le priorità che ha condiviso l’insegnante tu mettiti in contatto con te stesso e col cuore pensa al tuo bambino a come è a come lo vedi a come lo stai aiutando e con molta onestà accogli ciò che ti dice l’insegnante ricordando che la scuola è solo una parte della vita del tuo bambino.

Non voglio minimizzare ciò che arriva dalla scuola anzi!! Intendo dire che bisogna considerare la situazione del proprio bambino e chi conosce meglio il tuo bambino sei tu!

Se c’è qualcosa che sai che va affrontato per mettere in condizioni il tuo bambino di fare ciò che la maestra chiede…allora quella è la priorità!

Se tuo figlio è confuso, non sta bene, cova rabbia per qualcosa, è insicuro, ha bassa autostima …ecc..è chiaro che fa fatica ad apprendere o a prestare attenzione o a comportarsi bene.

Ha qualcosa che lo sta sabotando nei suoi talenti e nelle sue prestazioni.

L’insegnante ti dà degli indicatori..tu cogli l’opportunità, il segnale!

Lavora con tuo figlio sulle sue priorità e anche se la maestra insiste su altri campi.

Quando le priorità avranno avuto risposta ..anche in classe si vedranno risposte nuove e diverse.

Filtra quello che ti arriva dalla scuola e vivilo con equilibrio e pacatezza come un’informazione che ti dà un indicatore su ciò che è ok e su ciò che va sistemato: lo sistemerete con i vostri modi e tempi nel rispetto del bambino!

Se ci sono dubbi o perplessità chiedi, chiedi sempre all’insegnante, a volte magari non sarà dell’umore migliore per tanti motivi..ma è sempre lì tutti i giorni con tuo figlio.

Coltivare un rapporto sano e complice è una priorità per tutti, non solo per il patto educativo ma per stare più tranquilla tu, per far sentire più sereno tuo figlio.

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